The Mental Series: Livio Magoni

The Mental Series: Livio Magoni

In this episode, our team got an opportunity to catch Livio following a training session on the dry slope with the athletes of the Magoni ski academy in Selvino and to have a conversation with him.

Livio Magoni è, senza dubbio, un allenatore di successo, originario di Selvino (in provincia di Bergamo), ha portato alla vittoria le campionesse olimpiche e mondiali di sci alpino, Tina Maze (Slovenia) e Petra Vlhova (Slovacchia), dimostrando un talento e una caparbietà fuori dal comune.

Livio, 59 anni, è nato per essere un vero allenatore di ferro, infatti ha partecipato a ben 14 gare di Ironman Triathlon, che prevedono una combinazione di discipline quali: nuoto (2,4 miglia - 3,8 km), bicicletta (112 miglia - 180 km) e maratona (26,2 miglia - 42 km). Questo straordinario allenatore, inoltre, ha anche completato la Marathon des Sables, nel deserto del Sahara, la gara podistica più difficile del mondo, che consiste in una corsa di sette giorni di oltre 250 km. Si può dire con certezza che le esperienze estreme di Livio si riflettano sui suoi atleti, rendendoli "iron people".

Nel mondo dello sci alpino, Livio è noto per la sua tenacia e per i rigidi metodi di allenamento, costituiti da sessioni faticose di lavoro, bilanciate con momenti di riposo, che hanno portato, finora, ad ottenere risultati molto positivi.

Oltre a essere l’allenatore dei campioni dello sci, Livio ha recentemente fondato la Magoni Ski Academy for Future Talents, con la sorella Paola Magoni, Campionessa Olimpica di Slalom (Sarajevo-1984), e il fratello Oscar Magoni, ex calciatore di Serie A.  Livio e i suoi fratelli ritengono che, per ottenere risultati, sia necessario un abbigliamento pratico e di qualità, oltre che uno staff tecnico preparato e professionale. Pertanto, siamo entusiasti di essere stati scelti per contribuire al successo di Livio e della sua accademia.

Nei primi giorni di agosto, dopo un allenamento sulla dry slope con gli atleti dell'Academy, la nostra squadra ha avuto l'opportunità di incontrare Livio nella sua città natale, Selvino. L’allenatore era in compagnia della sorella Paola e abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo un paio di giorni prima della sua partenza per Tierra del Fuego, in Argentina, dove è previsto un    allenamento con la sua attuale “scoperta”, l’austriaca Katharina Liensberger, campionessa olimpionica

Come e quando lo sport è entrato nella tua vita? Come ti sei avvicinato allo sci in particolare?

Livio:Lo sport? ...mi accompagna sin dalla nascita. Mio padre e mia madre hanno sempre spinto me e i miei fratelli a sciare, ma a dire la verità non so perché abbiano scelto proprio questo sport. Praticavamo anche altri sport, ma lo sci, per nostro padre, era una priorità. Abbiamo sempre sciato, l’unico ad aver cambiato sport è stato Oscar, che all’ età di 17 anni è passato dallo sci al calcio, Abbiamo comunque tutti avuto una carriera in ambito sportivo.

Come hai iniziato la tua carriera di allenatore e quando hai capito che era la tua vocazione?

Livio:Ho iniziato ad allenare all’età 21 anni, nella nazionale italiana di sci di Coppa del Mondo. All’epoca, per diventare allenatore, dovevi superare dei test obbligatori. Purtroppo non superai i test e fui scartato, ma ebbi la possibilità di allenare un atleta di monaco. in quel periodo ero un po' allenatore e un po' atleta. Cominciai subito ad allenare ai mondiali, grazie al fatto che l’atleta che seguivo, originario di una piccola nazione, aveva avuto l’opportunità di gareggiare sia ai Mondiali che alla Coppa Europa. Per un certo periodo di tempo ho anche allenato   mia sorella Paola. È così che ho iniziato”.

Puoi descriverti come allenatore? Cosa ti rende una persona di successo e così diverso dagli altri?

Livio:Penso che ciò che mi renda diverso sia l’essere un allenatore versatile, non sono solo un allenatore in pista o solo un allenatore tecnico; con questo intendo dire che il mio lavoro non finisce quando esco dalla pista; infatti cerco  di controllare la dieta dei miei atleti, il loro riposo, la qualità del loro sonno e  il programma   degli esercizi, avendo   molta esperienza anche in palestra Inoltre  la mia   analisi video è diversa dalle altre: analizzo  tutto al computer e nei minimi dettagli. Mi piace anche stare con i nostri tecnici, nel deposito degli sci, per seguire il loro lavoro e per capire le differenze di materiale prima della gara. In aggiunta cerco di comprendere perché i miei gli atleti non sono in grado di fare alcuni movimenti sulla neve e integro gli allenamenti con programmi specifici per migliorarli. Nel pomeriggio provo anche a controllare il loro stato fisico e mentale e di conseguenza, adeguo la loro preparazione fisica, la fisioterapia e i materiali. Penso che sia soprattutto questo che mi rende diverso dagli altri”.

Considerando il tuo successo nel coaching, sei un campione per natura. Credi che sia lo stesso per gli atleti? Pensi che sia genetica? È più cultura o più abilità che hai sviluppato o acquisito?

Livio: “Penso che sia una somma di tutto questo; Per diventare un campione del mondo, un campione olimpico o anche uno dei primi dieci o quindici migliori atleti, sono necessari sia genetica che qualità. Si deve Devi lavorare sodo, perché senza una preparazione adeguata non si vince”.

Credi che l’abilità sia il più importante dei tre?

Livio:Tutto è ugualmente importante. Ci sono atleti che lavorano sodo, ne ho incontrati molti durante la mia carriera, ma poi non hanno la capacità di andare oltre i propri limiti. Ho visto atleti lavorare duramente, più di chiunque altro, avere molte qualità e vincere, ma quando parli con loro e dici che possono dare di più, fanno fatica a capirlo.

In termini di successo, hai allenato principalmente donne, c'è qualche ragione per questo?

Livio:Sono già passati 18 anni da quando ho iniziato ad allenare donne, Il motivo principale è che dopo ogni storia di successo come quella di Tina Maze, Petra Vlhova, Meta Hrovat e ora Katharina Liensberger, ricevo molte richieste da parte di atlete. Una volta ho ricevuto anche una richiesta da parte di un atleta maschio di alto livello. Tuttavia nonostante fossi combattuto ho rifiutato. infatti volevo portare a termine il mio obiettivo con Petra: vincere i mondiali.   Dopo aver smesso di lavorare con Petra, mi è stato chiesto nuovamente di lavorare al fianco delle donne”.

Sembra che tu abbia un talento per i campioni, come fai a riconoscere una futura stella? Cosa ne pensi del carattere di un campione? In cosa consiste?

Livio:penso che per un allenatore lavorare con i campioni, sia un onore, perché può imparare molto da loro, io ho imparato molto sia da Tina che da Petra. I campioni sono diversi dagli altri, sono pronti quando è il momento di esserlo, che si tratti delle Olimpiadi o dei Campionati del Mondo, saranno pronti per quei giorni, qualunque cosa accada, lo vedi subito nei loro occhi. A volte altri atleti, intendo atleti normali, che hanno anche vinto dei mondiali non sono grandi campioni...loro ottengono la vittoria ma non sanno come o perché l’hanno ottenuta. Questa è la differenza: i campioni sanno come vincere”.

Quando cominci con un futuro campione, da cosa inizi? Cos’è per te il punto di partenza?

Livio:Quando inizio a lavorare con un nuovo atleta, mi pongo sempre un obiettivo raggiungibile. ci concentriamo su un obiettivo per volta e lo perseguiamo durante tutta l’estate e il periodo di preparazione e ogni volta che ne raggiungiamo uno passiamo a quello successivo   Lavoro sempre così”.

Con quali atleti ti è piaciuto lavorare? Come hai superato le difficoltà di comunicazione con loro?

Livio (sorridendo): “Comunicare con tutti per me non è facile, soprattutto perché ho un pessimo inglese, avendolo iniziato a studiare a quarant'anni. Tuttavia ho lavorato con molte nazioni diverse, in particolare con i paesi dell'Europa dell’est, con i quali ho sempre avuto un’ottima comunicazione. Mi trovo bene a lavorare con gli atleti di questi paesi, soprattutto con le donne, perché hanno una mentalità molto forte. Quando un atleta intraprende questo tipo di sport o qualche altro sport individuale come il tennis, deve credere pienamente nel proprio allenatore. Ho un'ottima comunicazione perché sono diretto, non dico mai a un'atleta che è bravo, quando so che non è vero. Voglio che i miei atleti sappiano dove si trovano esattamente ora, così da poter lavorare e raggiungere il loro obiettivo. Con altri atleti, come gli italiani, faccio fatica a causa della loro differenza culturale rispetto a quelli dell’est.

Quali sono le tue aspettative o obiettivi prima della stagione con la squadra femminile austriaca e con Katharina Liensberger in particolare?

Livio: “Quest'anno il mio sogno è vincere molti campionati mondiali di slalom, vorrei che Katharina padroneggiasse in questo campo durante la stagione, so che può farlo e continuerò a dirglielo. Nello slalom gigante parte con il ventunesimo posto in classifica. È tornata un po' indietro e la sua mentalità non è così forte in questa categoria, ma credo che l'obiettivo sia quello di essere nel girone dei primi quindici entro la fine della stagione. Nella prossima, ci saranno i campionati del mondo e tutto può succedere.

In termini di etica lavorativa - molte persone ti conoscono come uno che non si rilassa mai. Come trascorri le vacanze a fine campionato? Cosa fai quando torni a casa dopo una stagione impegnativa?

Livio: “Riesco a rilassarmi solo a casa mia, qui a Bergamo, perché qui ho tutto: la montagna e il lago. Non ho bisogno di andare da nessuna parte, perché sono fuori casa quasi tutto l'anno”.

Ti consideri una persona che ha già raggiunto il successo o c'è molto di più che puoi fare?

Livio: “Tutti e due. Lavoro molto per i miei atleti, ma c'è anche un po' di competizione con gli altri allenatori. Sono cosciente del fatto che ci siano allenatori più bravi di me, sono onesto con me stesso. Anche i miei amici nelle squadre di Coppa Europa, nelle squadre private o nei club di sci sono molto bravi, e io cerco di competere con loro. Comunque la mia priorità sono i miei atleti, voglio che imparino ad avere questa mentalità.

Per quanto riguarda l'accademia di sci Magoni, chi può seguire i tuoi allenamenti? Quali sono i criteri di selezione? E tu, chi vorresti seguire?

Livio: “Non sono i punti FIS che contano per essere selezionati, questo per me non è un criterio importante, guardo invece negli occhi gli atleti e vedo subito se vogliono davvero intraprendere questo sport, che richiede molto impegno. Se scelgono la mia accademia, l’obiettivo è quello di raggiungere un livello professionale, il che comporta molti sacrifici, perché ci si allena molto e si è spesso lontano da casa.   mi piacciono gli atleti che vogliono combattere e provino a farlo. La mia accademia non è solo sport e risultati, ma anche una scuola di vita.

Sono un allenatore motivato dallo sport, non dai soldi. Non lavoro per affari. Lavoro per i miei atleti. In questo momento ho solo quattro atleti nella mia accademia. È una mia scelta, e non vuol dire che non abbia altre richieste. La mia idea è aiutare le piccole federazioni. Ora abbiamo atleti dalla Romania e Israele. E cerchiamo di fare del nostro meglio”.

Oggi la tua squadra si è allenata sulla dry slope, che senso ha e su quali elementi tecnici possono concentrarsi gli atleti?

Livio: “Uso la dry slope per gli allenamenti, in modo da insegnare agli atleti ad automatizzare i loro movimenti, lo chiamo "movimento degli sci" e lo Ripetiamo continuamente per trentacinque, quaranta minuti. I movimenti automatici sono la mia idea di gara di sci. Fino a quando non hai imparato ad usa questo movimento automaticamente durante lo sci libero, non puoi ripeterlo su un percorso con velocità e tempi stretti, poiché devi adattarlo a diverse pendenze. Non devi pensare al movimento, deve essere automatico.

Cosa ti ha spinto a scegliere il marchio VIST e come vedi l'abbigliamento da sci?

Livio: “Indossiamo VIST dall’anno scorso e ci siamo trovati subito bene. Due o tre anni prima avevo saputo di un loro cambio di proprietà, devo ammettere di essere rimasto colpito dalla qualità dei capi: estremamente confortevoli, ma allo stesso tempo caldi e traspiranti. VIST è un ottimo supporter Il team crede nel nostro progetto e ha una mentalità come la nostra, entrambi supportiamo gli atleti. Il motivo è che la manager di VIST, Tamara, è originaria di una piccola nazione e sa, grazie alla sua esperienza, che non è facile, per una piccola federazione come la nostra, primeggiare in questo sport. Penso che con VIST condividiamo la stessa idea e gli stessi valori: aiutare gli atleti delle piccole federazioni ad emergere, in un contesto sportivo che purtroppo è molto costoso”. Se posso dare una mano ai miei atleti grazie al mio sponsor, lo farò.

Hai fatto molte gare di Ironman, Qual è stato il motivo per cui hai scelto questo tipo di competizione?

Livio: “Amo praticare diversi sport e ho partecipato alla prima competizione di Iroman per divertimento, poi ho continuato a farle per 14 volte, circa 6/7 anni fa ho completato tre gare in un mese. Un’altra competizione a cui ho partecipato è stata la Marathon des Sables nel deserto del Sahara. Non ero veloce però ho sempre portato tutte le gare a termine La mia vita è così e continuerò finché potrò”.

Quando è stata l'ultima volta che hai partecipato a Ironman?

Livio: “L’ultima volta è stata nel 2018, perché poi   mi sono posto l’obbiettivo di vincere il World Cup Overall Globe con Petra Vlhova ed ho iniziato il progetto dell’accademia Da allora, non ho più avuto modo di partecipare

Hai altri hobby?

Livio: Si molti, Suono la batteria in due gruppi, ho un'auto da rally e un go-kart e ho tante altre passioni, ma in questo periodo non ho proprio tempo per praticarle.

Qual è il sogno che non hai ancora realizzato?

Livio: “Il mio sogno è vedere mio figlio Elias alle Olimpiadi, non mi importa con quale sport, mi piace come obiettivo e vorrei essere lì, con lui, quando accadrà”.

Come padre, sei più un osservatore o un allenatore?

Livio (sorridendo): “Un padre allenatore, direi”.

Siamo riusciti a intervistare non solo Livio, ma anche la sorella Paola, campionessa olimpica nello slalom di Sarajevo (1984), e medaglia di bronzo ai Mondiali dello slalom di sci di Bormio (1985). Ecco il link dell'intervista a Paola.